COVID-19: Quarantena e isolamento, in agguato disturbi mentali e da stress

L’epidemia di Coronavirus del dicembre 2019 ha visto molti paesi chiedere alle persone che sono potenzialmente venute a contatto con l’infezione di isolarsi a casa. In un recentissimo studio apparso su The Lancet (1) ha proposto una revisione dell’impatto psicologico della quarantena utilizzando tre database elettronici, dei 3166 articoli trovati, 24 sono stati inclusi nella metanalisi. 

Il confinamento domestico imposto è stato correlato a effetti psicologici negativi con sintomi di stress post-traumatico, confusione e rabbia, frustrazione a cui si accompagnano noia, stress causato da informazioni inadeguate sull’emergenza sanitaria,il timore di perdite finanziarie e del posto di lavoro e stigmatizzazione dei soggetti contagiati con effetti anche a lungo termine. 

In situazioni in cui la quarantena è ritenuta necessaria, le istituzioni dovrebbero quindi imporre restrizioni per un periodo non superiore a quello necessario e fornire spiegazioni chiare sui motivi e i protocolli adottati. 

La parola quarantena fu usata per la prima volta a Venezia, in Italia nel 1127 per quanto riguarda la lebbra e fu ampiamente usata in risposta alla Morte Nera, anche se non fu applicata fino a quando 300 anni dopo che il Regno Unito iniziò correttamente a imporre la quarantena in risposta alla peste. 

Il focolaio di COVID-19 che si sta diffondendo ad ogni latitudine ha visto intere città della Cina poste sotto quarantena di massa, mentre a molte migliaia di cittadini stranieri che tornano a casa dalla Cina è stato chiesto di auto isolarsi a casa o in strutture gestite dallo stato. Precedenti analoghe misure sono state messe in atto da Cina e Canada durante lo scoppio del 2003 della sindrome respiratoria acuta grave (SARS), mentre interi villaggi in molti paesi dell’Africa occidentale sono stati messi in quarantena durante lo scoppio dell’Ebola del 2014.

La limitazione della libertà personale anche se in condizioni di agio come il proprio domicilio é un’esperienza spiacevole per coloro che la subiscono. La separazione dai propri cari, la perdita di libertà, l’incertezza sullo stato della malattia e la noia possono, a volte, creare effetti sgradevoli ed esacerbare o slatentizzare disturbi come ansia, depressione, aggressività” spiega Johann Rossi Mason, giornalista medico scientifico, coach e autrice del libro ‘Cervello senza limiti’. 

“La buona notizia è che possiamo mettere in atto le infinite risorse del nostro cervello per fare COPING, la capacità di affrontare le avversità. Nei momenti di crisi, in quelli più critici attiviamo naturalmente delle risorse che non sapevamo di avere. Basti pensare che precedenti ricerche hanno dimostrato che proprio nei momenti storici più duri come guerre e carestie il rateo di suicidi crolla vertiginosamente. La ragione è che nella mente si attiva uno spiccato istinto di sopravvivenza. L’isolamento imposto dal Coronavirus è molto diverso: ci si chiede di rimanere chiusi nelle nostre confortevoli case, spesso con i nostri cari e potendo approvigionarci di cibo e beni di prima necessità. Ma questo esilio dorato porta ad avere grande disponibilità di un bene raro, il tempo. Questo spazio mentale è qualcosa a cui molti di noi non sono abituati quindi il rischio è che venga usato male, per alimentare paure (comprensibili ma che non devono diventare pervasive) e pensieri catastrofici sul futuro. Meglio usare questo bonus di tempo inaspettato come un regalo fuori stagione per fare progetti, coltivare la creatività e strutturare nuove abitudini che contribuiscano al nostro equilibrio (per es. meditare, riposare adeguatamente), giocare e allenare il cervello per le sfide che ci attendono”.

“Ci sono centinaia di cose che possiamo iniziare a fare da subito , diverse possibilità per sfruttare al meglio i circa cento miliardi di neuroni affamati di zucchero che abitano nella nostra testa” racconta Rossi Mason. “Se mangiano, che funzionino! Possiamo pretendere da loro molto di più. Uno dei segreti è pungolarli, stimolarli e divertirli, perché temono la noia”

“Possiamo risolvere puzzle (se più complessi è meglio), usare la mano sinistra più spesso (io mi sono abituata a mangiare con la mano non dominante), scrivere con entrambe le mani contemporaneamente (difficilissimo) e silenziare uno dei sensi, per esempio tappare gli occhi, le orecchie o il naso, bloccare le mani; fatelo come un gioco e resistete il più possibile, il cervello sarà obbligato ad attivarsi per compensare la carenza di stimoli e informazioni, e lo farà mobilitando risorse che erano inattive”. 

“Mettete alla prova le capacità sensoriali: per esempio, fatevi bendare e poi tentate di riconoscere gli odori di cibi, spezie, piante ecc. Sforzatevi di capovolgere le vostre ipotesi, formidabile pratica cheallena la capacità di mettersi nei panni degli altri. Solleticate l’immaginazione e la creatività, inventate una favola al giorno e poi scrivetela, rimarrà come documento di uno strano avvenimento del passato”. 

“Provate a immaginare ipotesi alternative di qualsiasi fatto storico. Sulla tecnica del what if? è stato scritto un libro, La storia fatta con i se, nel quale l’autore si immagina come avrebbe potuto essere il mondo se alcuni fatti storici si fossero svolti diversamente”. 

“Bevete molta acqua: corpo e cellule sono composti per il 40-50 per cento da acqua; anche un deficit idrico lieve ha conseguenze sull’equilibrio generale, e il cervello ne soffre allo stesso modo. Imparate a respirare profondamente: inspirate, trattenete ed espirate contando lentamente fino a sei per ogni fase. Scrivete le vostre frasi preferite e quelle che sono di ispirazione. Coltivate nuove idee, sogni, progetti, imparate anche poche frasi di una lingua straniera che vi piace. Non è necessario parlarla correttamente, ma conta mettersi alla prova con qualcosa di completamente nuovo. Va bene qualsiasi cosa preveda di essere appresa, per esempio le tecniche di lettura veloce. Imparate l’arte della contemplazione: non consumate in maniera compulsiva le esperienze, ma godetele fino in fondo, fissate nella mente ogni sfumatura del tramonto, il gioco con il vostro cane. Ogni momento del presente non tornerà più, rendetelo indimenticabile. Trovate tempo per momenti di solitudine, anche solo sul balcone o nella stanza accanto. Non potete muovervi dal condominio? Viaggiate creando un’“isola mentale”, lo scenario dove rifugiarvi quando siete turbati, stanchi e nervosi. Per me è una scuderia: sto sellando un cavallo, sistemo i finimenti, monto ed esco all’aperto, l’aria è fresca, intorno la brughiera si estende a perdita d’occhio, agitata dal vento. Ognuno può ideare la propria”. 

Negli studi presi in considerazione dalla ricerca di The Lancet sono stati segnalati sentimenti di rabbia, disturbo da stress acuto, esaurimento, distacco dagli altri, ansia, irritabilità, insonnia, scarsa concentrazione e indecisione, deterioramento delle prestazioni lavorative e riluttanza al lavoro o considerazione delle dimissioni. 

“Questa situazione assolutamente straordinaria ci costringe a mettere in campo risorse nuove e per alcuni mai sperimentate. Nessuno ama i cambiamenti imposti dall’esterno e l’obbligo di rimanere in casa risulta man mano che passano i giorni estremamente stressante. Siamo costretti a ridisegnare sia pure per un certo periodo le nostre esistenze e ad adattarci. Ecco, adattamento e accettazione di una situazione sono le parole chiave di questo momento storico” sottolinea la giornalista e coach. 

“Aiuta però il fatto che le imposizioni alla minore libertà siano universali e interessino tutti e che sia nato immediatamente un forte spirito di coesione e collaborazione. Psicologi e coach si sono messi a disposizione gratuitamente con video chat, sono fioriti gruppi di amici e colleghi. Stiamo assistendo ad una globale maratona della capacità di adattamento che a mio parere finirà non solo nei libri di storia ma nei volumi di psicologia. In fondo a ben pensarci a fronte di un evidente disagio siamo tutto protagonisti di un eccezionale esperimento sociale. Una sorta di Grande Fratello su larga scala in cui si misura la creatività delle persone e la loro resilienza, ossia la capacità di rispondere ad una grande difficoltà o ad un trauma senza andare in pezzi”. 

Uno studio che confronta i sintomi dello stress post-traumatico in genitori e bambini messi in quarantena con quelli non in quarantena hanno scoperto che i punteggi medi di stress post-traumatico erano quattro volte più alti nei bambini che erano stati messi in quarantena rispetto a quelli liberi. Periodi più lunghi di quarantena sono associati a problemi di salute mentale più precisi, sintomi di stress post-traumatico, comportamenti di evitamento e rabbia ; è fondamentale quindi che le autorità siano consapevoli di dover limitare i periodi di isolamento al minimo indispensabile, facendo tutto quanto possibile per evitarne il prolungamento oltre il termine inizialmente fissato. Lo spostamento del periodo finale di restrizione è uno degli eventi più psichicamente devastanti per l’individuo, pesantemente usato ai tempi di mani pulite per prolungare la custodia in carcere e far crollare l’indagato. Si basa su due elementi base, uno la proroga del tempo per il risultato atteso, due la violazione arbitraria delle regole del gioco per indicare che non ci sono regole. Ecco perché la decisione su basi scientifiche del periodo di restrizione dovrà tenere conto anche degli effetti della decisione a breve e lungo termine. 

www.cervellosenzalimiti.it 

(1)https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(20)30460-8/fulltext?dgcid=raven_jbs_etoc_email

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