Malattie neurodegenerative: individuato nell’ubiquitina un componente chiave per mantenere l’integrità neuronale in pazienti affetti da Sclerosi Laterale Amiotrofica

Uno studio recentemente condotto da IFOM di Milano e dall’Università degli Studi di Milano ha identificato un enzima, l’ubiquitina ligasi Hecw, che regola specificatamente un processo alla base di malattie neurodegenerative come la SLA. La ricerca è stata pubblicata di recente su Nature Communications. Milano, 16 settembre 2021– Grazie alla combinazione di sofisticati modelli biofisici e all’utilizzo del.

Individuata una specifica forma di autismo caratterizzata da “neuroni con troppe sinapsi”

Lo studio dei ricercatori dell’IIT di Rovereto e dell’Università di Pisa pubblicato sulla rivista Nature Communications Lo spettro autistico è caratterizzato da una forte eterogeneità, con sintomi e disfunzioni a livello neurologico di diversa gravità e impatto. Ricercatori dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) e dell’Università di Pisa, hanno individuato una forma di autismo causata da.

L’organo cerebrale umano e’ associato a una firma unica che cambia costantemente nel tempo e puo’ essere rilevata in meno di due minuti. Questo affascinante risultato emerge da uno studio, pubblicato sulla rivista Science Advances, condotto dagli scienziati della Swiss National Science Foundation (SNSF) e della Scuola Politecnica Federale di Losanna. Il team, guidato da Enrico Amico, ha esaminato le reti e le connessioni all’interno del cervello, in particolare i collegamenti tra le varie aree, allo scopo di ottenere informazioni sui meccanismi alla base delle funzioni cerebrali. “Abbiamo utilizzato le scansioni a risonanza magnetica – spiega l’autore – misurando l’attivita’ cerebrale in un determinato periodo di tempo”. Il gruppo di ricerca ha generato grafici e matrici per rappresentare la variazione dell’attivita’ cerebrale dei partecipanti, tramite una mappa, chiamata connettoma, in grado di ricostruire la rete neurale. “I connettomi – continua Amico – cambiano in base all’attivita’ svolta e alle parti del cervello coinvolte. Gia’ da qualche anno e’ stato dimostrato che questi schemi possono essere associati in modo relativamente semplice a un determinato individuo, noi abbiamo cercato di stabilire il tempo minimo necessario per questa scansione”. Stando ai risultati degli scienziati, basta un minuto e 40 secondi per riconoscere la firma cerebrale e rilevare dati utili. “Le informazioni necessarie per l’elaborazione di un’impronta digitale cerebrale – sottolinea Amico – possono essere ottenute in tempi molto brevi. Il prossimo step sara’ quello di confrontare le impronte digitali cerebrali dei pazienti sani con quelle di persone con morbo di Alzheimer. Sulla base delle scoperte iniziali, direi che le caratteristiche che rendono unica un’impronta digitale cerebrale scompaiano costantemente con il progredire della malattia, e’ come se una persona con demenza iniziasse a perdere la sua identita’ cerebrale”. “Il nostro lavoro – conclude Amico – rappresenta un piccolo passo verso la comprensione di cio’ che rende unico il nostro cervello. Il ritorno pratico delle informazioni che scopriremo e’ praticamente illimitato. Siamo davvero entusiasti di questi risultati preliminari e affascinati dalle prospettive future”.

Invecchiamento del cervello reversibile: la materia bianca si costruisce … camminando

Di Johann Rossi Mason Il segreto della longevità in buona salute e di un cervello ‘senza limiti’ passa attraverso gambe e scarpe da ginnastica. Un nuovo studio non fa che confermare quello che gli scienziati continuano a ripeterci: camminare può costruire materia bianca nel cervello degli anziani e quindi permettere un invecchiamento con una mente.

Infezioni, traumi o invecchiamento cerebrale? Dal CNR una selezione di probiotici

La loro assunzione ha effetti positivi nel combattere la perdita di funzionalità cerebrali causata da infezioni, traumi o dall’invecchiamento, esiste infatti un’interazione tra la flora batterica intestinale e il cervello. A confermarlo, lo studio di un team di ricercatori del Cnr-Ibbc che ha individuato un mix di otto ceppi batterici vivi in grado di contrastare i processi neuro-infiammatori e di stimolare la neurogenesi adulta. La ricerca è stata pubblicata su Pharmacological Research

Il cervello a riposo? Ottimizza le proprie prestazioni future

La ricerca del CNR italiano Quando siamo a riposo, ossia nel sonno o in assenza di compiti particolari, il nostro cervello produce attività spontanea che somiglia a quella registrata durante il comportamento attivo, ma il cui ruolo rimane ancora dibattuto. Una possibile descrizione di questa attività arriva da uno studio teorico pubblicato sulla rivista Trends in Cognitive.

PER DIMINUIRE LA VIOLENZA OCCORRE CAMBIARE IL CERVELLO

Una donna su tre nel mondo subisce violenza! Nemmeno il tempo di appassire per i fiori di mimosa ordinatamente messi a bagno in una brocca d’argento che l’OMS pubblica questa dichiarazione che colpisce come uno schiaffo.  “La violenza contro le donne rimane devastantemente pervasiva e inizia in modo allarmante da giovani. Nel corso della loro.

E’ ITALIANO LO STUDENTE PIU’ ANZIANO AL MONDO

Si chiama Leonardo Altobelli, vive a Troia in provincia di Foggia, l’ultimo dei diversi titoli accademici è il master in Criminologia e Psicologia investigativa dell’Università di Foggia appena conseguito presentando una tesi dal titolo “L’impiccagione”. Nella vita è un medico di base a riposo e nel 1984 è stato anche sindaco.

IL DECLINO COGNITIVO SI COMBATTE CON LA APP

Prevenire e arrestare la fragilità e il declino cognitivo, garantendo una buona qualità della vita nell’invecchiamento. È questa una delle maggiori sfide per la sanità del 21° secolo: la maggiore aspettativa di vita degli ultimi decenni si traduce infatti in un significativo aumento del numero di persone affette da demenza che, com’è noto, si manifesta soprattutto negli anziani. In Europa sono quasi 9 milioni i pazienti con demenza di cui 1.200.00 in Italia, paese che presenta un’elevata prevalenza di soggetti anziani. Nel 2015 i pazienti con malattia di Alzheimer e demenze correlate erano circa 47 milioni nel mondo, un numero destinato a triplicarsi nel 2050 in mancanza di strategie efficaci per prevenire il deficit cognitivo e rallentarne la progressione.

Invecchiamento cerebrale: non solo questione di neuroni. La ricerca dell’Università di Milano

Uno studio coordinato dal gruppo del prof. Arthur Butt dell’Università di Portsmouth, in collaborazione con l’Università di Padova, l’Università di Dusseldorf e l’Università Statale di Milano ha permesso di ricostruire le cause dell’invecchiamento cerebrale, identificando la mielina come bersaglio primario delle alterazioni associate all’invecchiamento, e ha posto le basi per futuri studi di “ringiovanimento” delle cellule.