Invecchiamento del cervello reversibile: la materia bianca si costruisce … camminando

Di Johann Rossi Mason Il segreto della longevità in buona salute e di un cervello ‘senza limiti’ passa attraverso gambe e scarpe da ginnastica. Un nuovo studio non fa che confermare quello che gli scienziati continuano a ripeterci: camminare può costruire materia bianca nel cervello degli anziani e quindi permettere un invecchiamento con una mente.

Infezioni, traumi o invecchiamento cerebrale? Dal CNR una selezione di probiotici

La loro assunzione ha effetti positivi nel combattere la perdita di funzionalità cerebrali causata da infezioni, traumi o dall’invecchiamento, esiste infatti un’interazione tra la flora batterica intestinale e il cervello. A confermarlo, lo studio di un team di ricercatori del Cnr-Ibbc che ha individuato un mix di otto ceppi batterici vivi in grado di contrastare i processi neuro-infiammatori e di stimolare la neurogenesi adulta. La ricerca è stata pubblicata su Pharmacological Research

Il cervello a riposo? Ottimizza le proprie prestazioni future

La ricerca del CNR italiano Quando siamo a riposo, ossia nel sonno o in assenza di compiti particolari, il nostro cervello produce attività spontanea che somiglia a quella registrata durante il comportamento attivo, ma il cui ruolo rimane ancora dibattuto. Una possibile descrizione di questa attività arriva da uno studio teorico pubblicato sulla rivista Trends in Cognitive.

PER DIMINUIRE LA VIOLENZA OCCORRE CAMBIARE IL CERVELLO

Una donna su tre nel mondo subisce violenza! Nemmeno il tempo di appassire per i fiori di mimosa ordinatamente messi a bagno in una brocca d’argento che l’OMS pubblica questa dichiarazione che colpisce come uno schiaffo.  “La violenza contro le donne rimane devastantemente pervasiva e inizia in modo allarmante da giovani. Nel corso della loro.

E’ ITALIANO LO STUDENTE PIU’ ANZIANO AL MONDO

Si chiama Leonardo Altobelli, vive a Troia in provincia di Foggia, l’ultimo dei diversi titoli accademici è il master in Criminologia e Psicologia investigativa dell’Università di Foggia appena conseguito presentando una tesi dal titolo “L’impiccagione”. Nella vita è un medico di base a riposo e nel 1984 è stato anche sindaco.

IL DECLINO COGNITIVO SI COMBATTE CON LA APP

Prevenire e arrestare la fragilità e il declino cognitivo, garantendo una buona qualità della vita nell’invecchiamento. È questa una delle maggiori sfide per la sanità del 21° secolo: la maggiore aspettativa di vita degli ultimi decenni si traduce infatti in un significativo aumento del numero di persone affette da demenza che, com’è noto, si manifesta soprattutto negli anziani. In Europa sono quasi 9 milioni i pazienti con demenza di cui 1.200.00 in Italia, paese che presenta un’elevata prevalenza di soggetti anziani. Nel 2015 i pazienti con malattia di Alzheimer e demenze correlate erano circa 47 milioni nel mondo, un numero destinato a triplicarsi nel 2050 in mancanza di strategie efficaci per prevenire il deficit cognitivo e rallentarne la progressione.

Invecchiamento cerebrale: non solo questione di neuroni. La ricerca dell’Università di Milano

Uno studio coordinato dal gruppo del prof. Arthur Butt dell’Università di Portsmouth, in collaborazione con l’Università di Padova, l’Università di Dusseldorf e l’Università Statale di Milano ha permesso di ricostruire le cause dell’invecchiamento cerebrale, identificando la mielina come bersaglio primario delle alterazioni associate all’invecchiamento, e ha posto le basi per futuri studi di “ringiovanimento” delle cellule.

Il caffè non fa bene al feto, effetti sul comportamento a lungo termine

Il consumo, specie in eccesso, infatti potrebbe avere effetti sul cervello del nascituro e sui percorsi cerebrali che regolano il comportamento, con conseguenze nel corso della vita. La ricerca, condotta al Del Monte Institute of Neuroscience dell’Università di Rochester ha analizzato il cervello di 9 mila bambini tra i 9 e i 10 anni che erano stati esposti a dosi di caffeina nel periodo prenatale.

Lo smemorato da…COVID-19

Uno studio coordinato dall’Università Statale di Milano indaga le conseguenze neurologiche nella fase post ospedaliera dei pazienti Covid-19, a distanza di 5 mesi: rallentamento mentale e difficoltà di memoria i sintomi più persistenti. I pazienti che hanno superato il Covid-19 spesso, a distanza di tempo dalla guarigione e dalla dimissione dall’ospedale, lamentano rallentamento, stanchezza mentale, mancanza.