SE I BATTERI INTESTINALI INFLUENZANO ANCHE IL CERVELLO

di Johann Rossi Mason Pubblicato anche su Huffington Post La mia passione più recente è approfondire come i batteri intestinali non solo influenzino lo stato di salute e di malattia (perché vi siamo legati esattamente ‘finché morte non ci separi’), ma abbiano un importante effetto sul comportamento e sulle malattie mentali.  Ora una nuova ricerca.

LE MASSE DI PROTEINE DEL PARKINSON POTREBBERO ESSERE COMBATTUTE DA UN BATTERIO

Sarebbe un comunissimo batterio che alberga nel nostro intestino la chiave per rallentare o invertire la produzione di quegli agglomerati di proteine nel cervello responsabili dei sintomi del Parkinson. Il suo nome è Bacillus subtilis, un probiotico che, almeno in ambito sperimentale, è capace di mettere uno stop alla formazione dei gruppi di proteine tossiche.

ANCHE LA PERSONALITA’ ESPONE (O MENO) AL RISCHIO DI DEMENZA

La demenza è una delle condizioni dell’età anziana più temute, quella che si porta via identità e autonomia delle persone. Riconosce molteplici fattori causali a cui si aggiungono continuamente nuovi tasselli. Dopo aver documentato l’influenza di alcuni geni, una recentissima ricerca pubblicata sul Journal of The American Geriatrics Society ha individuato una fattore predisponente nei.

COVID-19: Quarantena e isolamento, in agguato disturbi mentali e da stress

Il confinamento domestico imposto è stato correlato a effetti psicologici negativi con sintomi di stress post-traumatico, confusione e rabbia, frustrazione a cui si accompagnano noia, stress causato da informazioni inadeguate sull’emergenza sanitaria,il timore di perdite finanziarie e del posto di lavoro e stigmatizzazione dei soggetti contagiati con effetti anche a lungo termine.
The Lancet 2020

Demenza precoce e Alzheimer: aumento dei 373% tra i giovani adulti

Sono numeri da brivido quelli diffusi dal rapporto della Croce Blu Americana (BCBSA, un’azienda di assicurazioni privata)The Health of America Report che segnala un aumento del 200% delle diagnosi di demenza ad esordio precoce e Alzheimer nei cittadini tra 30 e 64 anni. L’età media di insorgenza sarebbe 49 anni con una prevalenza del sesso.