Sette ore di sonno per evitare la demenza (non di meno, né di più)

During 100 000 person-years of follow-up in this pooled cohort study of 28 756 individuals, global cognitive function in individuals with extreme sleep duration (≤4 or ≥10 hours per night) declined statistically significantly faster than in the reference group (7 hours per night) after adjusting for covariates. An inverted U-shaped association between sleep duration and global cognitive decline was also observed.

Microbioma coinvolto anche nel sonno, studio sulle cavie

L’apnea ostruttiva del sonno (OSA) è una condizione cronica del sonno che colpisce più di un miliardo di persone in tutto il mondo. L’evidenza suggerisce che l’OSA può alterare il microbioma intestinale (GM) e può promuovere le comorbilità associate all’OSA, inclusi diabete, ipertensione e problemi cognitivi. I ricercatori della University of Missouri School of Medicine.

La demenza si sconfigge con l’istruzione da bambini, e non solo

Nel suo rapporto del 2017, The Lancet Commission on Dementia Prevention, Intervention, and Care ha identificato 9 fattori di rischio prevenibili per la demenza: istruzione scarsa o nulla, ipertensione, problemi di udito non trattati, fumo, obesità, depressione, inattività fisica, diabete contatto. Da allora, la commissione ha riferito che le prove emergenti indicano altri 3 fattori.

Fallita la sperimentazione del farmaco Roche per la demenza

Altra battuta di arresto nella corsa alla ricerca di un farmaco contro l’Alzheimer. E’ la volta della molecola di Roche ROG.S e AC Immune ACIU.O che non è riuscita a rallentare il declino cognitivo e funzionale . Una nuova e cocente battuta d’arresto negli sforzi per combattere la demenza e le sue conseguenze. Il boss.

CNR: Ecco le lenti intelligenti per vedere all’interno del cervello

Lenti intelligenti in grado di migliorare la qualità delle immagini acquisite dai più moderni microscopi ottici e di vedere in profondità, e senza distorsioni, campioni biologici tra i quali tessuti spessi, come il cervello. È il risultato ottenuto da ricercatori dell’Istituto di fotonica e nanotecnologie del Consiglio nazionale delle ricerche di Padova (Cnr-Ifn) in collaborazione con.

SE I BATTERI INTESTINALI INFLUENZANO ANCHE IL CERVELLO

di Johann Rossi Mason Pubblicato anche su Huffington Post La mia passione più recente è approfondire come i batteri intestinali non solo influenzino lo stato di salute e di malattia (perché vi siamo legati esattamente ‘finché morte non ci separi’), ma abbiano un importante effetto sul comportamento e sulle malattie mentali.  Ora una nuova ricerca.

LE MASSE DI PROTEINE DEL PARKINSON POTREBBERO ESSERE COMBATTUTE DA UN BATTERIO

Sarebbe un comunissimo batterio che alberga nel nostro intestino la chiave per rallentare o invertire la produzione di quegli agglomerati di proteine nel cervello responsabili dei sintomi del Parkinson. Il suo nome è Bacillus subtilis, un probiotico che, almeno in ambito sperimentale, è capace di mettere uno stop alla formazione dei gruppi di proteine tossiche.