PER DIMINUIRE LA VIOLENZA OCCORRE CAMBIARE IL CERVELLO

Una donna su tre nel mondo subisce violenza!

Nemmeno il tempo di appassire per i fiori di mimosa ordinatamente messi a bagno in una brocca d’argento che l’OMS pubblica questa dichiarazione che colpisce come uno schiaffo. 

“La violenza contro le donne rimane devastantemente pervasiva e inizia in modo allarmante da giovani. Nel corso della loro vita, 1 donna su 3, circa 736 milioni, subisce violenza fisica o sessuale da parte di un partner intimo o violenza sessuale da parte di un non partner, un numero che è rimasto sostanzialmente invariato negli ultimi dieci anni. 

La violenza contro le donne è endemica in ogni paese e cultura in cui domina un atteggiamento patriarcale e la pandemia COVID-19 ha peggiorato la situazione. La stretta convivenza insieme allo stress di questo periodo inedito hanno peggiorato le cose. 

Purtroppo la violenza contro le donne non può essere fermata con un vaccino, ha chiosato il Direttore Generale dell’OMS ma possiamo combatterla solo con sforzi radicati e sostenuti – da parte di governi, comunità e individui – per modificare gli atteggiamenti dannosi, migliorare l’accesso alle opportunità e ai servizi per donne e ragazze e promuovere relazioni sane e reciprocamente rispettose.

Se sulla teoria siamo tutti d’accordo nella pratica è più facile a dirsi che a farsi. Quello che bisogna creare è una cultura in cui le donne siano sensibilizzate a crearsi una autonomia economica e quindi scelgano di lavorare. Lavorano solo il 50% delle donne che quindi a parte fortunati casi diventano dipendenti dai mariti per la sopravvivenza loro e dei figli. La prima regola è quindi di non accettare di smettere di lavorare quando arriva il primo o il secondo figlio, di non accettare, in assenza di un paracadute economico, la rassicurazione del ‘penso a tutto io’ che vale quando va tutto bene e diventa una gabbia blindata quando la ruota gira. La seconda e di non accettare compromessi: il primo schiaffo, la prima spinta, il primo insulto deve essere anche l’ultimo. Si alzano i tacchi e non si perdona perché l’escalation è un rischio altissimo. Terzo: se vuole imporre il suo stile di vita, il modo in cui vi vestite o chi frequentate attenzione. Le storie che vedono le protagoniste vittime in qualche modo hanno dei punti in comune che uniti come nel gioco, formano spesso una scia di sangue. Il principio è semplice: chi ti ama ti rispetta. Punto. Su questo sono una dannata integralista e non mi sposto di un millimetro. 

E mentre i pallini delle mie mimose diventano di un giallo più intenso penso a come il mondo sia stato disegnato e sia rappresentato ‘per soli uomini’ proprio come il titolo del libro di Guido Romeo ed Emanuela Grigliè (Codice Edizioni) che ho appena finito di leggere. La metà della popolazione e i suoi bisogni non sono spesso presi in considerazione in ogni ambito: i trasporti, il design, le tute spaziali (la prima missione nello spazio al femminile è stata rimandata perché nessuno aveva pensato a fornire delle tute adatte al corpo delle donne). 

Non va meglio nel mondo della scienza: se a livello globale il 53% dei laureati è donna, tra i dottorati solo il 28% delle posizioni è occupato da donne. L’emorragia di cervelli femminili è rintracciabile nella scarsità di sostegni per chi voglia conciliare famiglia e carriera, il fatto che le donne sono meno invitate a contribuire a ricerche e i giovani (donne comprese) tendono a scegliere supervisori maschi perchè li percepiscono come più visibili ed efficaci. 

Non cambia molto nel mondo dell’informazione, spiegano amari Romeo e Grigliè: gli uomini fanno notizia nel 79% dei casi e su 1100 trasmissioni Rai analizzate i maschi sono presenti nel 63% dei casi, tra l’altro con ruoli di prestigio.Le donne sono invitate come attrici, cantanti e avvenenti conduttrici ma molto meno spesso come opinion leader (le donne autorizzate a parlare di temi economici sono tra l’1 e il 2%). Perchè cito questi dati? Per arrivare a ricordare come le donne siano spesso agli onori della cronaca come vittime di femminicidi contribuendo a confermare una immagine femminile debole e passiva. 

La violenza contro le donne deve essere prevenuta ma non è facile, perché per modificare la cultura e la mentalità ci vuole tempo. Una teoria interessante è quella che attribuisce all’aratro la responsabilità di aver condizionato la storia dell’umanità: la sua pesantezza fa si che possa essere guidato solo dal fisico maschile e l’antropologa danese Ester Boserup ha mostrato come nelle popolazioni che lo hanno adottato si è verificata una netta distinzione di ruoli con le donne a casa ad accudire i figli e gli uomini padroni della produzione e quindi della ricchezza familiare. E si sa, chi gestisce le risorse economiche gestisce anche il potere. 

“Per affrontare la violenza contro le donne, c’è un urgente bisogno di ridurre lo stigma su questo problema, formare professionisti sanitari per intervistare i sopravvissuti con compassione e smantellare le basi della disuguaglianza di genere”, ha detto la dott.ssa Claudia Garcia-Moreno dell’OMS. “Sono vitali anche gli interventi con adolescenti e giovani per promuovere l’uguaglianza di genere e atteggiamenti di parità di genere”.

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