Mi piace quel che muovi, e guadagni in salute cerebrale 25 anni dopo



Un vantaggio di 25 anni è quello guadagnato in termini di minori danni cerebrali per coloro che svolgono attività fisica nella mezza età. Purché sia da moderata a vigorosa, avvertono gli scienziati della Columbia University Irving medical Centre di NYC che sull’ argomento hanno svolto uno studio prospettico appena apparso sulla rivista Neurology. Fonte:  Palta P, et al “A prospective analysis of leisure-time physical activity in midlife and beyond and brain damage on MRI in older adults” Neurology 2020; DOI: 10.1212/WNL.0000000000011375.

Rispetto ai soggetti sedentari, quelli attivi mostravano un minor
rischio di ictus cerebrale lacunare (piccoli infarti non aterosclerotici), e maggiore integrità di sostanza bianca, quella caratterizzata da mielina che agisce come conduttore dell’impulso nervoso. E la cui integrità determina una migliore trasmissione e precisione della trasmissione.

Che sia correre, andare in bicicletta o a cavallo almeno 1 ora e un quarto a settimana, l’attivita’ nell’età di mezzo permetterebbe di guadagnare un tesoretto cerebrale per tutta la vita, scongiurando, almeno si spera, anche il rischio di demenza.
Lo studio ha incluso 1604 partecipanti ARIC, la coorte di rischio di aterosclerosi nelle comunità che al momento dell’arruolamento e 25 anni dopo hanno risposto ad un questionario sulla propria attività fisica che è stata poi valutata con il questionario Balice. Dei campione esaminato il 39% aveva alti livelli di attività con + di 150 minuti a settimana, il 16%
riferiva livelli medi, 11% livelli bassi e il 34% era francamente sedentario.
Certo questo tipo di studi presenta molti limiti ma questo non sia una
scusa per diventare entità mitologiche del tipo ‘ mezzo uomo e mezzo divano’. Un monito che rivolgo anche a me stessa sia chiaro, che prediligo l’agilità mentale a quella muscolare.

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