ELOGIO DEL PISOLINO

Sonnellino dopo pranzo? Migliora le prestazioni cognitive, funziona come un pit stop. Si ferma il Cervello, una veloce messa a punto per poi tornare in pista più scattanti di prima. Il dato è scientificamente provato tanto che anche alcune aziende lo incoraggiano e hanno predisposto poltrone avvolgenti in ambienti insonorizzati per i dipendenti. I danni del cattivo sonno notturno sono stati calcolati in 138 miliardi di dollari l’anno solo in Giappone, paese che tra i primi è corso ai ripari mettendo a disposizione spazi dedicati per qualche momento di recupero. Next beat, una start up di servizi per l’information technology, ha addirittura previsto due camere da letto con aromaterapia, oltre a scoraggiare il lavoro serale, ritenuto tra le cause di morte per superlavoro chiamata ‘karoshi’.
La società di wedding planning Crazy ‘premia’ i dipendenti che dormono almeno 6 ore con punti da spendere in caffetteria. Il numero di ore viene monitorato da una app con buona pace della privacy dei dati sensibili sulla vita privata ma si sa, ‘business is business’. E le aziende tollerano che i dipendenti appoggino la testa sulla scrivania per qualche decina di minuti. e alcune si sono, ormai organizzate con famose Metro Naps, le speciali sedie_guscio progettate proprio per le aziende, adottate anche da Google.
Il sonno quindi è considerato un bene prezioso per il nostro cervello iper-stimolato.

D’altro canto anche uno studio di Harvard aveva già rilevato che il sonnellino diminuiva del 30% la probabilità di errore, aumentava la creatività e il problem solving (+ 18%).

Per essere più lucidi e produttivi basterebbero 20 minuti, il tempo
necessario ad eliminare tossine e sostanze di scarto dal cervello, parola di National Sleep Foundation.

L’ ultima ricerca in termini di tempo è stata pubblicata da General Psychiatry e ha preso in’ esame 2214 soggetti con più di 60 anni divisi in due gruppi: uno a cui era permesso i sonnellino e l’altro a cui era precluso.

Tutti i partecipanti sono stati sottoposti ad un test per la demenza e ad altre funzioni cognitive individuando differenze significative in termini di orientamento spaziale, fluidità verbale ememoria nel gruppo che sonnecchiava. anche se gli studiosi non sono stati in grado di chiarire se questa buona abitudine abbia un effetto protettivo sul declino cognitivo correlato all’ età.

Un interrogativo dovuto al fatto che le alterazioni del sonno sono talvolta un marker precoce di declino cognitivo.
Tutti a nanna dunque con sonnellini prescritti alla stregua di una ricetta medica? Non proprio perché gli over 60 Che dormivano dopo pranzo hanno mostrato un più alto livello di trigliceridi nel sangue e un riposo troppo lungo e frequente è stato collegato ad un maggior rischio di demenza.

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