Non ci sono più gli anziani di una volta, quelli del terzo millennio sono…super

Un nuovo studio rileva che le capacità fisiche e cognitive delle persone anziane sono migliorate in modo significativo negli ultimi 30 anni. Di certo una buona notizia se pensiamo che la popolazione degli anziani destinata a crescere nei prossimi decenni

Lo ha dichiarato lo studio, condotto dai ricercatori dell’Università di Jyväskylä in Finlandia, che ha confrontato le prestazioni fisiche e mentali di un gruppo di soggetti tra i 75 e gli 80 anni con un gruppo di età simile negli anni ’90.

I ricercatori hanno scoperto che la forza muscolare, la velocità di deambulazione, le reazioni, la fluidità verbale e la memoria erano tutte migliori ora, ma solo tra i soggetti anziani che avevano studiato.
La conclusione essenziale è stata che le persone anziane oggi sembrano, agiscono e pensano più giovani delle loro controparti di quasi 30 anni fa.
La principale differenza tra le due coorti prese in esame quindi sembra essere l’ambiente in cui sono cresciute e sono cresciute.

Più attività nel corso della vita è stata correlata a forza e velocità livelli generalmente più alti di istruzione si traducono in prestazioni cognitive superiori.
I risultati suggeriscono che aumentare l’aspettativa di vita significa anche più anni di vita di qualità superiore, determinando quella che potremmo chiamare una mezza età estesa, prolungata, diluita.

Una nuova branca di studi: l’epidemiologia cognitiva

Una intelligenza superiore alla media non avrebbe effetti solo sul successo economico e lavorativo ma garantirebbe anche maggiore longevità e una salute di ferro. Almeno è ciò che sostiene lo psicologo scozzese Ian Deary che ha coniato il termine ‘epidemiologia cognitiva’ per identificare questa branca di ricerche. In forze al Centro per l’ivecchiamento cognitivo dell’Università di Edimburgo il professor Deary tira una riga che unisce le capacità mostrate sin dai primi anni di vita e l’invecchiamento di successo, il cosiddetto ‘successful aging’. Per le sue osservazioni ha esaminato i dati dello Scottish Mental Survey, un questionario a cui sono stati sottoposti tutti i bambini che avevano 11 anni nel 1947, circa 70mila. Deary ha poi recuperato quei dati e li ha confrontati con il rischio di morte degli stessi individui all’età di 79 anni. 

La ricerca, pubblicata sul British Medical Journal, ha mostrato una relazione inversa tra alti punteggi nei test cognitivi durante l’infanzia e rischio di morte per patologie cardiovascolari, respiratorie e fumo-correlate come i tumori di polmone e colon retto, sino a comprendere i decessi per traumi e la demenza. La ragione starebbe in un mix di genetica e scelte più salutari come una migliore dieta e l’astensione da fumo e alcol. Ma i ricercatori sospettano che l’intelligenza potrebbe essere il ‘sintomo’ di un cervello e di un organismo più sani. 

(Fonte: https://www.jyu.fi/en/current/archive/2020/09/older-people-have-become-younger-physical-and-cognitive-function-have-improved-meaningfully-in-30-years)

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