ANCHE LA PERSONALITA’ ESPONE (O MENO) AL RISCHIO DI DEMENZA


La demenza è una delle condizioni dell’età anziana più temute, quella che si porta via identità e autonomia delle persone. Riconosce molteplici fattori causali a cui si aggiungono continuamente nuovi tasselli. Dopo aver documentato l’influenza di alcuni geni, una recentissima ricerca pubblicata sul Journal of The American Geriatrics Society ha individuato una fattore predisponente nei tratti di personalità, secondo la teoria dei Big Five messa a punto da McCrae e Costa.

La personalità avrebbe un ruolo nel predire l’incidenza di forme di pre-demenza, rischio cognitivo e motorio (MCR), caratterizzato da compromissione cognitiva e motoria con rallentamento della camminata e lieve compromissione cognitiva (MCI syndrome).

I soggetti con tratti collegati a quella che viene chiamata ‘apertura’  alle esperienze, avevano un rischio inferiore di sviluppare MCR  mentre i soggetti con tratto nevrotico sarebbero a maggior rischio di declino lieve.

La teoria dei Big Five era già stata esaminata in letteratura e messa in relazione a condizioni neurologiche e ora entra di diritto nella valutazione degli elementi da considerare prima della diagnosi. 

I ricercatori hanno preso in esame adulti over 65 residenti in comunità assistenziali sottoposti ad una batteria di valutazioni psicologiche cognitive e motorie facendo emergere che proprio i soggetti con tratti attribuibili al nevroticismo erano quelli che più spesso mostravano i lievi segni che precedono uno stato di demenza come malumore, apatia, difficoltà di linguaggio, tendenza all’isolamento sociale.

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