Demenza precoce e Alzheimer: aumento dei 373% tra i giovani adulti

Sono numeri da brivido quelli diffusi dal rapporto della Croce Blu Americana (BCBSA, un’azienda di assicurazioni privata)The Health of America Report che segnala un aumento del 200% delle diagnosi di demenza ad esordio precoce e Alzheimer nei cittadini tra 30 e 64 anni. L’età media di insorgenza sarebbe 49 anni con una prevalenza del sesso femminile (58%). 

Il numero delle diagnosi è aumentato del 373% nei soggetti tra 30 e 44 anni, del 311% tra 45 e 54 anni e del 143% tra i 55 e i 54 anni, che in numeri assoluti si traduce in 37 mila casi solo nel 2017 tra gli americani con assicurazioni sanitarie tra 30 e 64 anni, su un campione di 48 milioni di cittadini assicurati. 

“Un fenomeno sorprendente in generazioni tradizionalmente non colpite da disturbi neurodegenerativi, anche perché al momento non esiste una terapia efficace per fermarne la progressione”. 

Se diamo per corretto l’assunto che la malattia esordisce molti anni prima di dare sintomi evidenti, ciò può significare due cose: che sono migliorate le tecniche di diagnosi o che la malattia riconosca fattori prima non considerati. 

Fortunatamente le forme precoci sono ancora piuttosto rare (solo il 5-6% dei soggetti con Alzheimer hanno sviluppato sintomi prima dei 65 anni e il numero dei casi ‘precoci’ si assesta intorno ai 200-240 mila casi negli Stati Uniti con una eziologia familiare correlata a particolari geni. 

Si chiamano APP, PSEN1 e PSEN2 i geni che aumentano il rischio di sviluppare forme precoci e sono diversi dal più noto APOE correlato ai casi in età avanzata. 

Oggi alcuni test genetici possono identificare le mutazioni che rendono suscettibili alla malattia purché i risultati siano discussi con counselor e genetisti per pianificare strategie a lungo termine sensate ma senza panico. La presenza di una mutazione specifica infatti non è un verdetto ma indica una predisposizione. 

Nel caso la patologia si manifesti è possibile pianificare strategie per tutelare la qualità di vita e la famiglia oltre ad adottare stili di vita sani che rallentino il più possibile la progressione della malattia.

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