Gli sforzi della ricerca farmacologica per trovare una cura per l’Alzheimer sono costellati di cocenti delusioni con numerosi studi falliti.

Se la chimica non offre risposte percorribili, gli scienziati guardano ad altri approcci. Tra questi quello che usa onde elettromagnetiche per invertire i processi che portano alla perdita di memoria. 

E’ piccolo lo studio che ha riportato però risultati incoraggianti: ha coinvolto otto pazienti per un periodo di due mesi. Tutti i volontari avevano un Alzheimer da lieve a moderato e hanno accettato di indossare una cuffia chiamata MemorEM, creata per inviare onde elettromagnetiche al cranio. Il trattamento è stato somministrato due volte al giorno per un’ora a domicilio. 

Lo studio sembra aver confermato ciò che era stato osservato nelle cavie, ossia che il trattamento di stimolazione elettromagnetica (TEMT) è in grado di proteggere dalla perdita di memoria così come era stato osservato nei roditori anziani. Il trattamento con TEMT sembra rompere le placche di proteina beta amiloide responsabile dei sintomi della malattia di Alzheimer allentando i legami idrogeno che le tengono unite. 

Gli agglomerati di proteine distruggono i neuroni deputati a trattenere i ricordi e quelli che traducono i pensieri in parole. 

Per valutare i risultati è stato usato il test ADAS-Cog scale che ha misurato un miglioramento di 4 punti nei soggetti che hanno usato la TEMS, pasi al declino cognitivo medio di un anno di malattie. La stimolazione aggira il limite dei farmaci che la maggior parte delle volte non riescono a superare la barriera emato-encefalica.

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