INTERFACCE CERVELLO COMPUTER, SONO NECESSARIE REGOLE ETICHE

“Diventa parte di te”, é il commento di una paziente che per la prima volta dopo 45 anni di crisi epilettiche riesce a domare le crisi. 

Gli elettrodi sono stati impiantati sulla superficie del cervello, rilevano i segnali di un’imminente attacco e li  trasmettono ad un dispositivo che avverte il paziente di assumere un farmaco, in modo da evitare le convulsioni. 

Frederic Gilbert è un bioeticista che ha intervistato i sei volontari che hanno partecipato alla prima sperimentazione di una Interfaccia Cervello-Computer predittiva, per capire il vissuto psicologico di chi convive con un dispositivo che monitora continuamente l’attività cerebrale. 

I sei pionieri descrivono l’esperienza come ‘una crescita’ o ‘una simbiosi’, la convivenza stretta di due specie che traggono reciproco vantaggio. Anche quella con uno strumento tecnologico diventa infondo una relazione che prevede un momento di conoscenza e di adattamento. 

Le interfacce cervello-computer sono di due tipi: quelle che leggono gli impulsi cerebrali e quelli che scrivono ossia inviano messaggi per modificare l’attività cerebrale in particolari aree e modificarne la funzione. 

Le potenzialità allo studio sarebbero infinite: come trascrivere e tradurre in testo i pensieri oppure per inserire informazioni nei circuiti neurali senza passare attraverso il complesso e faticoso processo di apprendimento, é quello che sta tentando di realizzare la Neuralink di Elon Musk in California. 

Sviluppi sotto osservazione degli esperti in neuroetica che guardano con attenzione alle tecnologie che influenzano il cervello e che chiedono che l’etica sia integrata già nelle primissime fasi di ricerca e sviluppo per minimizzare i danni per individui e società.

Le applicazioni sono promettenti e affascinanti come controllare i sintomi del Parkinson, comandare col pensiero arti artificiali o generare parole in persone colpite da ictus.

E’ l’evoluzione della stimolazione cerebrale profonda usata per controllare i gravi tremori del Parkinson e il cui uso è stato progressivamente esteso a disturbo ossessivo, depressione e anoressia. 

La sua attività sull’organo della cognizione pone infatti quesiti sull’autonomia personale, sull’arbitrio, l’identità e la personalità.

Le domande riguardano la capacità della persona di dare il consenso al trattamento dei parenti.

Queste tecnologie possono alterare la capacità decisionale?

Si pensa quindi alla necessità di stilare strumenti per il consenso informato più accurati. 

I nuovi strumenti di intelligenza artificiale introducono problemi etici inediti anche per gli enti regolatori.

E’ indubbio che si tratti di di tecnologie utili, come quelle che intercettano un attacco di epilessia, agisce sulle cause, modulando l’attività cerebrale: approvato già dal 2013 dall’FDA per l’epilessia, se ne attende una indicazione per controllare i tremori del Parkinson. 

Ma un sistema di questo tipo usato in un disturbo dell’umore potrebbero inibire la capacità di inibire emozioni negative.normali e fisiologiche, come nel caso di una delusione, un conflitto o semplicemente un funerale? Non potrebbe rischiare di livellare le emozioni? 

Un altro problema è quello riferito da alcuni pazienti pazienti che sentono di ‘non avere il controllo’. Rinunciano a decidere riguardo alla loro patologia, ma potrebbe non essere un bene. Alcune ricerche infatti hanno riferito che compliance e processo di guarigione sono più veloci ed efficaci se il paziente partecipa attivamente alle scelte che lo riguardavano. 

Ultima, ma non meno importante criticità è quella relativa alla privacy dei dati neurali: chi e come gestirà queste informazioni sensibilissime? L’etica tradizionale non basta più, la gestione dei dispositivi di interfaccia cervello-computer impongono nuove regole, specialmente perché molti di questi verranno venduti direttamente ai consumatori senza l’intermediazione di personale sanitario che ne gestiscono l’utilizzo. La Commissione Europea sui Regolamenti nel 2020 si esprimerà proprio su questi strumenti nell’ottica di tutelare i cittadini dai rischi.

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*
*