TRAPIANTO DI MIDOLLO PER PREVENIRE L’INVECCHIAMENTO? ANCORA SOLO UNA IPOTESI

Ci sono nuove prove che suggeriscono che le trasfusioni di tessuti giovani possono prevenire problemi di salute nei soggetti anziani.

Dopo un trapianto di midollo osseo di un giovane topo sano, le cellule cerebrali dei topi più anziani erano meglio conservate e le cavie avevano ricordi e abilità cognitive migliori rispetto ai loro coetanei più anziani, secondo una ricerca pubblicata mercoledì sulla rivista Communications Biology. Se questo lascia intravedere la speranza di un trattamento futuro efficace per gli esseri umani bisogna essere realisti e pensare che non sempre il modello animale è completamente sovrapponibile a quello umano. 

Il trapianto di midollo quindi  impedirebbe – il condizionale è d’obbligo –  alle cellule cerebrali di ammalarsi, danneggiarsi e morire a causa dell’età. I topini che hanno ricevuto trasfusioni infatti mostravano cellule cerebrali con assoni più lunghi che mantenevano reti più ampie con il resto del cervello e le loro performance in una serie di test cognitivi erano migliori rispetto a quelle degli animali che non avevano ricevuto trasfusioni.

Nel mio libro Cervello senza limiti ho raccontato come trasfusioni di sangue da giovani topi può invertire il declino cognitivo nei vecchi topi anche se “non è ben chiaro come ciò accada” come ha detto Helen Goodridge, scienziata del Cedars-Sinai Medical Center che ha guidato la nuova ricerca, 

Una ricerca che ha delle somiglianze con Ambrosia Health, la clinica che ha chiuso i battenti questa settimana su ordine dell’ FDA dopo aver vietato i trattamenti di trasfusione di sangue con finalità anti-aging negli esseri umani. Trattamento per cui non esistono né prove certe né approvazioni. 

“Stiamo entrando in un’era in cui ci saranno più persone anziane nella popolazione, insieme a un’aumentata incidenza della malattia di Alzheimer, mettendo un enorme onere sul sistema sanitario” ha affermato con entusiasmo Clive Svendsen, direttore del Consiglio Cedars-Sinai del Governors Regenerative Medicine Institute e che ha anche contribuito a guidare il progetto di ricerca. Un entusiasmo che dovrà reggere alla prova dei fatti. Trattamenti a base di cellule ematopoietiche per rallentare l’invecchiamento sono ancora una interessante ipotesi, ma tutta da verificare. 

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