DISPOSITIVI CEREBRALI INDOSSABILI: DUBBI SULLA VENDITA AL PUBBLICO

I dispositivi indossabili cerebrali che esercitano una lieve stimolazione elettrica o magnetica sullo scalpo sono ora venduti direttamente ai consumatori. Promettendo benefici che vanno dal miglioramento della memoria ai sintomi della depressione. Sulla prestigiosa rivista Neuron un gruppo di esperti in neuroetica ha analizzato 41 device venduti online di cui 19 per la stimolazione con l’obiettivo di verificare la trasparenza e la correttezza dei claim pubblicitari. “Le tecnologie indirizzate al cervello richiedono un livello di responsabilità più elevato da parte dei produttori” ha spiegato Judey Ines neurologa all’Università del british Columbia. “L’innovazione deve prevedere una considerazione etica” e, aggiungiamo noi, tenere conto dei potenziali rischi di un uso scorretto o non responsabile. Le pubblicità di questi dispositivi insistono principalmente su 4 aspetti: benessere (riduzione dello stress, miglioramento del sonno, ecc) potenziamento (fisico e cognitivo), salute (con miglioramento di aspetti come comportamento e attenzione i cui livelli sono alterati da determinare malattie degenerative) e applicazioni per usi di ricerca o per aumentare la sicurezza dei lavoratori.

Purtroppo ci sono pochissimi studi che avvalorano tali indicazioni di dispositivi venduti al pubblico. Nessuno può valutare ricerche che ne dimostrino l’efficacia.

Il mercato di questi dispositivi indossabili è analogo a quello dei supplementi erboristici, dei test casalinghi per diagnosticare malattie come la celiachia o analizzare il DNA. Tutti ambiti che attualmente non sono sottoposti alle rigide regole imposte invece ai farmaci dall’ente regolatorio FDA.

Eppure il loro uso potrebbe non essere completamente innocuo. Sono stati infatti riportati arrossamenti e irritazioni sulla pelle nella zona a contatto con i dispositivi, ma anche mal di testa, dolore e senso di nausea, alcuni di essi menzionati dai produttori. Ma le indicazioni di sicurezza sono scarse, avvertono gli autori dello studio e questo potrebbe portare ad un uso improprio come dei tempi di applicazione molto superiori a quelli indicati o all’uso nei minori ad esempio con l’intento di migliorare i voti di un piccolo studente svogliato.

“Per questi soggetti sono necessarie cautele extra sottolineano gli autori perché il cervello è in una delicata fase di sviluppo.

Un altro rischio è invece meno intuitivo: alcune di queste macchine registrano l’attività cerebrale e trasmettono i dati ad uno smartphone che li elabora ma chi altri può accedere a questi dati? E che uso può o non può farne? Saranno necessarie nuove regole.

Foto: Flickr

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