UNA NUOVA DIAGNOSI DI DEMENZA OGNI TRE SECONDI


Ogni 3 secondi. E’ questo il lasso di tempo in cui nel mondo si canta una nuova diagnosi di demenza. Circa 46.8 milioni di persone destinate a triplicare entro il 2050. Per queste persone non esiste una cura e la diagnosi è spesso complicata e tardiva quando i sintomi sono ormai evidenti.

Per l’alzheimer il percorso di diagnosi si complica con una combinazione di screening, test neuropsicologici, genetici e di brain imaging con una pet per valutare la quantità di proteina beta-amiloide.

E’ una delle condizioni più temute della della terza età eppure non se ne conoscono esattamente le cause. L’OMS quindi concentra i propri sforzi su fattori di rischio noti, sui quali agire nel tentativo di prevenirne l’epidemia.

Nelle nuove linee guida l’OMS si concentra quindi sulla prevenzione individuando ben 12 fattori di rischio da combattere.

Demenza è un termine in realtà generico, una sorta di ombrello sotto al quale convivono una serie di disturbi neurodegenerativi che hanno in comune la perdita di memoria e una progressiva perdita di autonomia a causa dell’incapacità a svolgere le più semplici attività quotidiane. Sono ad esempio la demenza vascolare, quella a corpi di L? e l’Alzheimer a cui afferiscono il 60-70% dei casi.

Puntare ai fattori di rischio, alcuni dei quali modificabili potrebbe cambiare almeno in parte l’incidenza di queste patologie o quanto meno ritardare l’insorgenza, anche in considerazione del fatto che nei prossimi 30 anni ci si attende una esplosione del numero dei casi che potrebbero triplicare. Non c’è più tempo, quindi e i “terribili 12 elementi che possono facilitare la comparsa della malattia devono essere neutralizzati quanto più possibile.

Ecco quali sono:

-età anziana (immutabile)

-sedentarietà/basso livello di attività fisica

-fumo

-dieta povera di nutrienti e caratterizzata da cibo di scarsa qualità

-abuso di alcol

-scarsa riserva cognitiva (quell’insieme di comportamenti che permettono un cervello più grande e/o plastico)

-carenza di attività ricreative e contatti sociali

-ipertensione

– diabete

-colesterolo alto

-depressione

-perdita dell’udito

Anche se per alcuni di essi non vi sono prove sufficienti che assumere farmaci AD, indossare un apparecchio acustico o svolgere più attività sociali possano scongiurare il rischio anche se sono intervenuti importanti tout-court.

Diciamo invece che l’obiettivo del piano è di migliorare la vita delle persone affette e dei loro caregiver.

Ma la lista potrebbe essere destinata ad allungarsi. Uno studio apparso sul British Medical Journal avrebbe individuato nell’inquinamento dell’aria un altro fattore a sfavore specialmente in presenza di alti livelli di NO2, ozono O3, e particolato (PM 2.5) sottile.

L’esposizione a NO2 ammetterebbe il rischio di sviluppare demenza del 40% mentre la concentrazione di ozono non avrebbe effetti negativi.

L’inquinamento è già indagato nello sviluppo di un più scarso sviluppo cognitivo nei bambini e una esposizione cronica potrebbe innescare processi di neuro-infiammazione che alterare la risposta immunitaria cerebrale.

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