La solitudine può portare alla depressione

La solitudine è una emozione umana comune che genera reazioni diverse. Per alcuni i periodi di isolamento sociale sono ricercati per pensare, creare, meditare o ricaricarsi, per altri sono un vuoto pesante, insostenibile che può scatenare tristezza, depressione, senso di alienazione e isolamento. Se la solitudine è indesiderata, vissuta come sgradita, per periodi prolungati, può avere effetti negativi sulla salute fisica e mentale, sino a determinare veri cambiamenti nel cervello.

Sostanzialmente infatti siamo ‘animali sociali’  per i quali i contatti con gli altri membri sono necessari a bisogni fondamentali come la protezione e la sopravvivenza ma anche al benessere. Studi su cavie da lavoratorio ha mostrato come gli animali posti in isolamento avessero livelli più alti di sostanze correlate allo stress che li rende paurosi e soggetti a reazioni istintive.

E anche se il cervello ha benefici dall’isolamento temporaneo per elaborare le emozioni e stabilizzare i ricordi, quando questo è prolungato il rischio è quello di sviluppare sentimenti depressivi, senso di abbandono, pensieri ruminativi, quelli per i quali si torna sulle stesse questioni senza venirne mai a capo, come eventi tristi del passato che tendono ad autoalimentarsi. Ma anche pensieri paranoidi e indebolimento del sistema immunitario con aumento del rischio di contrarre malattie e infezioni.

Come reazione alla solitudine il cervello attiva aree specifiche per favorire i contatti sociali, quei neuroni dopaminergici che spingono alla ricerca di contatti e scambi con altri individui. Il cervello dei mammiferi è goloso di interazioni sociali, meglio se ricche e significative e reagisce alla loro mancanza con allarme, stress e dolore.

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