Il cervello è un muscolo, se non lo usi lo perdi

Il cervello anziano quindi diventa meno efficace solo in parte a causa dell’età, teme soprattutto l’inattività e la noia anche se impegnarsi in una intensa attività di ginnastica mentale dopo la pensione potrebbe non essere sufficiente a proteggere dal declino cognitivo. 
Bisogna quindi arrendersi? Diciamo che una nuova ricerca ha evidenziato come le persone più intellettualmente impegnate godranno di un effetto protettivo più marcato rispetto a quelle che sono state sempre inattive. 
Le ‘attivitá mentali impegnative’ nel corso della vita sono un investimento a lungo termine. 
La ricerca guidata da Roger Staff in forze all’Università di Aberdeen in Scozia ha preso in esame un gruppo di persone che nel 1947 all’età di 11 anni furono sottoposte ad un test di intelligenza. 
Nel 2000 i ricercatori hanno rintracciato una parte, quasi 500: ne hanno registrato il livello di istruzione e di impegno intellettuale e hanno dato via alla terza fase: testare la velocità mentale e la memoria verbale in 4 occasioni nei 15 anni successivi. 
Alla fine sono stati ottenuti i risultati relativi a 98 soggetti dalla scuola elementare all’età di 82 anni. 
I dati di livelli di intelligenza al momento dell’arruolamento, livello di istruzione e impegno intellettuale hanno permesso di spiegare come questi fattori influenzano l’invecchiamento celebrale (anche se non sono in grado di fermarlo). Mentre il quoziente intellettivo influenza direttamente i risultati scolastici, è il livello di impegno mentale speso nel corso dell’esistenza a determinare la prestazione cognitiva in età anziana con una funzione protettiva. 
Risultati correnti con la teoria che sostiene l’esistenza di una ‘riserva cognitiva’ nelle persone più istruite che hanno svolto a lungo attività intellettuali e complesse. Questi soggetti anche se sviluppano forme di demenza, mantengono più a lungo le proprie capacità.
(Intellectual engagement and cognitive ability in later life (the “use it or lose it” conjecture): longitudinal, prospective study
BMJ 2018; 363 doi: https://doi.org/10.1136/bmj.k4925 (Published 10 December 2018)Cite this as: BMJ 2018;363:k4925)

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