Recuperare la memoria di 50 anni prima? Basterà un po’ di corrente elettrica

La stimolazione elettrica celebrale è allo studio per molteplici utilizzi: dalla depressione ai sintomi della malattia di Parkinson sino al risveglio di pazienti in stato vegetativo. E una delle applicazioni più promettenti è l’aumento di memoria e apprendimento per contrastare il declino cognitivo. 
Una di queste ricerche più recenti condotte alla Boston University ha individuato una tecnica non invasiva per riportare la memoria di un soggetto di 70 anni a quella che aveva a 20. Per ottenere questo obiettivo hanno usato dei sottili elettrodi inseriti in specifiche aree del cranio.
Una tecnica chiamata stimolazione celebrale profonda che ha il grande limite dell’invasività. L’alternativa non invasiva prevede una stimolazione elettrica esterna adottata per l’esperimento. 
Nel corso dei decenni le vie di trasmissione dei segnali si allentano o si interrompono, Reihnart ha quindi deciso di concentrarsi su due elementi della funzione celebrale: l’accoppiamento e la sincronizzazione delle onde tetha.
Per lo studio sono stati arruolati un gruppo di soggetti sani tra 20, 60 e 70 anni, sottoponendoli ad una prova di memoria. Nella prima proviamo ovviamente i 20enni ottenevano risulti migliori ma dopo 25 minuti di lieve stimolazione del cuoio capelluto dei più anziani il divario della prestazione è scomparso e il vantaggio è durato nei 59 minuti successivi. Ma non è tutto perché la stimolazione elettrica migliorava anche i risultati dei più giovani che avevano avuto prestazioni scadenti. 
Risultati che si sono meritati la pubblicazione sul prestigioso Nature Neuroscience. Ora l’obiettivo è come stabilizzare i risultati.
(Working memory revived in older adults by synchronizing rhythmic brain circuits, Robert M. G. Reinhart & John A. Nguyen, Nature Neuroscience22, 820–827 (2019))

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